E’ un tipo silenzioso, certo, ma non un musone. Altrimenti non attenderebbe tutte le volte un cenno dei camminatori per insegnare qualche passo di pizzica. E soprattutto non si emozionerebbe puntualmente alla visione delle prime albe dell’anno. Quelle stesse che invita ad ammirare nel viaggio a piedi in terra d’Otranto dal 2 al 7 gennaio. Per Totò Inguscio, guida Vie dei Canti, è semplicemente uno spettacolo imperdibile.
Quali sono le storie che racconti in questo viaggio?
“Storie di pietre, storie che ci riportano indietro nel tempo di milioni di anni alla formazione geologica della Puglia, storie dei suoi fossili, delle molteplici genti che ne hanno calpestato i suoli”.
Alla luce della tua specializzazione in “Recupero naturalistico e paesaggistico in ambiente Mediterraneo”, pensi che i posti che visitate siano adeguatamente tutelati?
“Certamente. I nostri trek attraversano spesso le aree protette salentine e i suoi Sic-Zps; questo viaggio intercetta il parco regionale Costa Otranto, Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase”.
Reduce da uno dei tuoi viaggi a piedi, una camminatrice ti ha definito “silenzioso e al contempo deciso, non diverso dai nostri montanari”. Ti rivedi in questa descrizione?
“In parte sì; all’inizio del viaggio cerco di capire che tipo di persone sto accompagnando e mi piace ascoltare i loro discorsi e le loro impressioni sul territorio che stiamo percorrendo. E poi il silenzio è nella mia indole. Sono l’amore per questa terra e per questo mestiere che mi fanno parlare, ma non divento mai un chiacchierone!”.
Otranto è considerata un ponte tra oriente e occidente. Quali sono i segni visibili di queste due culture che incontrate lungo il cammino?
“I segni sono nella lingua locale, il nostro dialetto è un insieme di parole di origine latina, greca, spagnola, normanna, sveva, angioina, messapica. Durante il nostro viaggio spesso facciamo riferimento alla etimologia di alcune parole proprio per capirne l’origine ed il significato”.
E come la presenza di popoli così diversi ha plasmato la mentalità delle persone del luogo?
“Questo invito a scoprirlo di persona a chi vorrà scendere quaggiù!”.
Uno dei “pezzi forti” di questo viaggio è rappresentato dalla possibilità di ammirare le prime silenziose albe del 2012. Riesci ancora ad emozionarti dinanzi a questo spettacolo?
“Sì, diversamente cambierei mestiere…”.
Quanto sono importanti i sapori e la gastronomia in questo viaggio?
“Molto, danno un tocco di originalità in più. E non si fanno dimenticare”.
Nella foto che hai scelto per il sito Le Vie dei Canti ti vediamo alle prese con un tamburello. C’è spazio per la musica in questo viaggio?
“Se il gruppo la gradirà, direi proprio di sì. E magari per qualche passo di pizzica”.
“Storie di pietre, storie che ci riportano indietro nel tempo di milioni di anni alla formazione geologica della Puglia, storie dei suoi fossili, delle molteplici genti che ne hanno calpestato i suoli”.
Alla luce della tua specializzazione in “Recupero naturalistico e paesaggistico in ambiente Mediterraneo”, pensi che i posti che visitate siano adeguatamente tutelati?
“Certamente. I nostri trek attraversano spesso le aree protette salentine e i suoi Sic-Zps; questo viaggio intercetta il parco regionale Costa Otranto, Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase”.
Reduce da uno dei tuoi viaggi a piedi, una camminatrice ti ha definito “silenzioso e al contempo deciso, non diverso dai nostri montanari”. Ti rivedi in questa descrizione?
“In parte sì; all’inizio del viaggio cerco di capire che tipo di persone sto accompagnando e mi piace ascoltare i loro discorsi e le loro impressioni sul territorio che stiamo percorrendo. E poi il silenzio è nella mia indole. Sono l’amore per questa terra e per questo mestiere che mi fanno parlare, ma non divento mai un chiacchierone!”.
Otranto è considerata un ponte tra oriente e occidente. Quali sono i segni visibili di queste due culture che incontrate lungo il cammino?
“I segni sono nella lingua locale, il nostro dialetto è un insieme di parole di origine latina, greca, spagnola, normanna, sveva, angioina, messapica. Durante il nostro viaggio spesso facciamo riferimento alla etimologia di alcune parole proprio per capirne l’origine ed il significato”.
E come la presenza di popoli così diversi ha plasmato la mentalità delle persone del luogo?
“Questo invito a scoprirlo di persona a chi vorrà scendere quaggiù!”.
Uno dei “pezzi forti” di questo viaggio è rappresentato dalla possibilità di ammirare le prime silenziose albe del 2012. Riesci ancora ad emozionarti dinanzi a questo spettacolo?
“Sì, diversamente cambierei mestiere…”.
Quanto sono importanti i sapori e la gastronomia in questo viaggio?
“Molto, danno un tocco di originalità in più. E non si fanno dimenticare”.
Nella foto che hai scelto per il sito Le Vie dei Canti ti vediamo alle prese con un tamburello. C’è spazio per la musica in questo viaggio?
“Se il gruppo la gradirà, direi proprio di sì. E magari per qualche passo di pizzica”.
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