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di Walter Orioli*
Introduzione Ho percorso il sentiero di Santiago in più riprese e su diverse tratte. Inizialmente con due amici, per quindici giorni tra la fine di luglio e i primi di agosto, abbiamo intrapreso il cammino del nord, ultima parte, da Comillas a Santiago (510 Km) e poi, qualche mese dopo, altri 90 km per arrivare a Finisterre. L’anno dopo, il 2011, ho attraversato da solo la Spagna sul cammino francese da Pamplona a Burgos in primavera, da Burgos a Leon a fine maggio e da Leon a Santiago a fine settembre per un totale di 35 giorni e una dose giornaliera di 20 km, che fanno in tutto 700 km.
di Walter Orioli
Cosi recita il mio koan, la poesia zen dell’impermanenza, termine sanscrito che nella dottrina buddista indica il cambiamento comprensibile nel divenire della meditazione. Infatti nella meditazione zen, che consiste proprio nel camminare lentamente con consapevolezza, si percepisce la mutabilità delle cose, l’inconsistenza (priva di sostanza) ed anche l’assenza di un io razionale.
In che modo il cammino è, o può diventare, un processo psicoterapeutico Cosa ci fa credere che possa indurre le persone a modificare i propri atteggiamenti rispetto alle relazioni con gli altri e verso se stesse Quali sono le condizioni perché questa liberazione da schemi stagnanti avvenga
Il contributo del corpo per il progredire nella consapevolezza di sé è della massima importanza. Si parte dal corpo come piccolo microcosmo e immagine dell’intero universo, forse a volte vissuto come un limite, un peso, una prigione, ma credo sia anche l’unico punto di partenza concreto della conoscenza.
Quando scoprii, grazie a Carl Gustav Jung, che l’anima è qualcosa di distante e ignoto che non esiste grazie a me, ma grazie alla quale io stesso esisto, compresi come una buona stella mi avesse guidato dalla nascita fino a te, anima mia, ed è così che mi sono sempre trovato in buona compagnia. L’anima è quindi qualcosa che sta fuori, sopra, intorno a noi.
Nei tempi in cui ci abbandoniamo alla grande forza della natura che agisce dentro di noi, inaspettatamente riusciamo a realizzare capolavori incredibili.
Credo che l’anima possa assumere solo forme simboliche data la sua natura di principio stabile e imperturbabile delle attività spirituali e psichiche. Essa è la sostanza della vita materializzata che ha origine nell’aspetto interiore dell’uomo. Come attivare dei principi di solidità interiore? Innanzitutto rivolgendo l’attenzione all’interno, rilassando il corpo sul ritmo del respiro, facendo fluire i pensieri nella mente e riportando l’attenzione sulla inspirazione ed espirazione. E quindi passando dall’attenzione spontanea, che è innata e non richiede nessuno sforzo, all’attenzione volontaria, che è appresa e implica la volontà, per poi dimenticare tutto questo e farsi trasportare dalla corrente degli avvenimenti.
Da Pamplona a Zariquiegui.Ore 7.40 del 12 aprile 2011. Sto pensando che ho viaggiato per infiniti anni, su e giù per il pianeta, avanti e indietro tra un continente e l’altro, dedicandomi di fatto allo spostamento costante soprattutto a piedi, ma mai ho veramente eremitato senza trucchi, si insomma, non sono mai partito da solo, sempre in compagnia di amici scelti e sicuri. Quantunque, durante il vagabondaggio, mi piace isolarmi dal gruppo, nel silenzio farmi penetrare dagli odori, percepire l’aria che mi circonda, sentire la voce della gente e i suoni della natura.
Da Cirauqui a Villamayor de Monjardin.
Il terzo giorno non sono più solo. Mi accompagna, per tutto il tempo, la famosa tendinite ai polpacci. Ringrazio i dolori alle gambe che impongono di spostare l’attenzione su qualcosa d’altro per sentire meno il fastidio. È in questi momenti che apprezzi maggiormente la pratica del respiro.
A Estella, la città medievale della Navarra, comincio a socializzare con tutti quelli che incontro. Entro perfino in un museo che mi distrae per una buona oretta dal disturbo delle gambe. Proseguo per altri dieci chilometri concentrandomi sul paesaggio e attaccando bottone con i contadini nei vigneti. Qui scopro che, a uno di loro, piace il vino italiano. Si fa arrivare il Lambrusco dall’Emilia Romagna, e mi cita anche l’aceto balsamico di Modena, due schifezze che mi fanno rabbrividire. Ma è solo un’opinione personale sul vino frizzante e sui sapori troppo forti.
Finalmente in branda! Dopo una bella doccia fredda a sanare le spalle e le braccia che sono arse dal sole e le gambe sensibili all’infiammazione. Spento il fuoco, mi addormento per un’oretta. Grazie ai tappi nelle orecchie non sento tutti i rumori tipici dei pellegrini che si aggirano nelle stanze del piccolo rifugio di Villamayor de Monjardin. Mi svegliano i due ragazzi dell’Associazione di Evangelisti che gestiscono il simpatico rifugio per la meditazione a lume di candela e per la cena a base di minestra e frittata. Mi sento bene, il dolore è diminuito, grazie anche alla crema all’arnica e alle pastiglie omeopatiche che prendo da quando sono partito. A colazione saluto con un abbraccio i due hospitaleros che mi hanno accolto, nutrito di cibo e di spirito. Esco mentre si fa chiaro e l’alba s’indora nell’azzurro intenso della mattina.
Walter Orioli Leggi la prima parte del racconto Leggi la seconda parte del racconto Leggi la terza parte del racconto Leggi la quarta parte del racconto Leggi la quinta parte del racconto Leggi la sesta parte del racconto Leggi la settima parte del racconto Leggi l'otttava parte del racconto
di Maurizio Davolio*
Cari soci,
il nostro Forum è stato un successo, con una partecipazione superiore alle previsioni e soprattutto con la presentazione di tante belle esperienze di cui sono protagonisti i nostri soci.
Desidero ringraziare il CTS per la gentile ospitalità, che ha permesso di concentrare in un solo luogo tutta l’attività dei due giorni, compresa la sessione di networking, che abbiamo chiamato “AITR insieme” e che è durata oltre l’orario previsto. Con FAI, UNPLI, Touring Club, Amnesty International ci sono le condizioni per rafforzare i rapporti di collaborazione.
La presenza di rappresentanti di Confindustria e Confcommercio costituisce un segnale importante, così come la presenza di diversi giornalisti.
Non il solito pranzo. E, verrebbe da dire alla luce delle recenti polemiche, neanche il solito bio. Il menu proposto per il pranzo di Natale di Tra Terra e Cielo in occasione della sua vacanza di fine anno, privilegia cibi sani e naturali, biologici e speciali.
A curare i pasti è Luca, cuoco della vacanza mare di Capalbio, un viareggino doc amante della cucina bio-vegana. L’appuntamento è sulle colline toscane di Montenero dal 24 dicembre al 2 gennaio.
Il Capodanno di Tra Terra e Cielo torna sulle colline di Livorno, a ridosso della costa toscana dove il clima è mite tutto l’anno. Il programma spazia dall’uso del mezzo teatrale come mezzo di conoscenza del sé e degli altri, allo Yoga al mattino, dai rimedi macrobiotici alle passeggiate sui colli e al mare, dal pranzo bio di Luca alle danze serali fino alla festa di fine anno. Una settimana di relax per una vacanza per stare bene.
A Pisa è tutto pronto per i festeggiamenti del nuovo anno. Del 2013, naturalmente. Il 25 marzo, infatti, si celebra il Capodanno Pisano che, scacciando le presunte profezie dei Maya sulla fine del mondo, dice addio al 2012.
Prima di adeguarsi a quello Gregoriano (dal 1200 fino al 1749) i pisani avevano un loro calendario pagano. Questo faceva iniziare il Natale esattamente nove mesi prima. L’avvio dell’anno pisano è scandito da un raggio di sole che, puntuale a Mezzogiorno, penetra nel Duomo di Piazza dei Miracoli da una finestra rotonda della navata centrale e colpisce un uovo di marmo sopra una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano.
Da Villamayor de Monjardin a Viana.
Il quarto giorno ritrovo diversi pellegrini che ho conosciuto nei primi giorni: tre inglesi sui cinquant’anni, un giovane italiano di Potenza che fa il muratore, la ragazza spagnola che scrive sempre e Maria, una ragazza irlandese dagli occhi brillanti che rivedrò per diversi giorni. Nel frattempo, ho fatto pace con la parte bassa del mio corpo ed anche, di conseguenza, con la Madre Terra.
E’ un tipo silenzioso, certo, ma non un musone. Altrimenti non attenderebbe tutte le volte un cenno dei camminatori per insegnare qualche passo di pizzica. E soprattutto non si emozionerebbe puntualmente alla visione delle prime albe dell’anno. Quelle stesse che invita ad ammirare nel viaggio a piedi in terra d’Otranto dal 2 al 7 gennaio. Per Totò Inguscio, guida Vie dei Canti, è semplicemente uno spettacolo imperdibile.
La sua è la scommessa più difficile: riuscire a far capire al mondo che la Libia è un posto da tornare a visitare. E da subito. Perché lì, fra dune di sabbia e antiche vestigia romane, c’è fame di normalità. E non solo per le tante settimane di lotte fratricide. Ma perché dopo 42 anni di lobotomizzazione c’è bisogno di ossigeno. Prima di iniziare a discutere di viaggi e deserto Barka Kati, guida Vie dei Canti, ci anticipa e inizia a parlare: “Posso dire una cosa?”.
Sarebbe fin troppo semplice iniziare a scrivere di Erri De Luca facendo riferimento ai suoi prodigi. Da autodidatta ha studiato lo yiddish e ha tradotto dall’ebraico antico alcuni testi della Bibbia. I suoi libri fanno riflettere in ogni parte del mondo. In un celebre articolo di due anni fa apparso sul Corriere della Sera, il critico letterario Giorgio De Rienzo lo ha definito lo scrittore del decennio. Al di fuori dell’ambito della parola scritta, è stato protagonista, a oltre 50 anni, di una spedizione sulle vette dell’Himalaya. Ha lavorato in Africa, in Francia e in Italia. È stato un camionista, un operaio e un muratore. Ma in fondo di Erri De Luca colpiscono la semplicità e la purezza di chi, senza inventare linguaggi nuovi, considera valori “un sorriso involontario”, “la stanchezza di chi non si è risparmiato” e “il viaggio del vagabondo”.
Il Tibet dei tibetani, non quello dei tour operator. Se lo vuoi conoscere, l’unico modo è muoverti a piedi. Camminare. Ce lo insegna Flaviano Bianchini, nel suo ultimo libro “In Tibet. Un viaggio clandestino”, menzione speciale al Premio Chatwin 2010. Ce lo spiegherà con attenzione, esortato dalle domande dei partecipanti, all’incontro pubblico sulla bellezza del cammino, uno degli eventi in programma alla Festa del Camminare di Vicopisano, dal 23 al 25 marzo. “Non potevo sperare di entrare dentro il Tibet se non mi fossi mosso come si muovono i tibetani”, spiega Bianchini. “Oggi – aggiunge - raramente un uomo percorre lunghi viaggi a piedi. Non lo fa quando è imprigionato nella sua città tra lavoro e famiglia, ma non lo fa neanche quando decide di andarsene. Il vero viaggio, il viaggio di scoperta e di esplorazione, è solo il viaggio a piedi”. E allora ha indossato gli abiti da clandestino e si è recato nel Tibet di oggi per onorare una promessa fatta a un monaco buddista. “Vai tu e dimmi com’è”. Lui è andato, è tornato e glielo ha rivelato. Quelle confidenze saranno ora di tutti.
Organizzata dall’associazione Tra Terra e Cielo, nel programma della Festa del Camminare sono previsti incontri e confronti con camminatori di professione ed editori di libri sul cammino, escursioni quotidiane, mostre di fotografie, attività per bambini, visite, libri, merende di pane e olio del frantoio. A concludere le giornate c’è il Grande Falò ovvero la festa attorno al fuoco con percussioni e strumenti del mondo. Tutti gli eventi sono gratuiti. Qualcuno richiede la prenotazione.
Siamo a Vicopisano, borgo medievale, luogo ideale per camminare e promuovere la soddisfazione di bisogni innati, semplici e naturali.
Tutte le informazioni sono sul sito www.festadelcamminare.it
Alla Festa del Camminare passando per l’abbazia di Nicosia di Calci. Non è un pellegrinaggio religioso, ma un tentativo di strappare all’abbandono e al silenzio centinaia di anni di storia moderna e medievale. I monaci non ci sono più, la struttura è invasa dalla crescita di rampicanti, non ci sono interventi conservativi (i soldi pubblici hanno altre priorità) e a più riprese si sono registrati clamorosi furti di quadri e sculture.
Per rendere il convento vivo, recuperabile e di tutti, ci sono anche le iniziative dell’associazione di volontariato “Nicosia nostra” nell’ambito della Festa del Camminare, dal 23 al 25 marzo a Vicopisano (PI).
Da Viana a Navarrete.
Il quinto giorno percepisco la meraviglia di gustare un cappuccino all’italiana e un vera briosce alla francese freschissima. Se considerate che sono circondato da inglesi, tedeschi, irlandesi e naturalmente spagnoli, l’Europa non è più un concetto. È piuttosto qualcosa di estremamente fisico, l’anatomia fisica di una Nazione che si vive direttamente in ogni bar, strada, dormitorio. Non è solo questo che mi fa sentire nell’Unione Europea, c’è anche una certa spinta al bene comune, alla gentilezza della comunicazione, oltre al progetto condiviso. Qui, ci si sente parte di un progetto antico, di un percorso storico, geografico e umano.
Me ne rendo conto anche attraversando queste semplici terre, forse anche un po’ arretrate, verso Logroño, in provincia di La Rioja, dove incontro diversi prototipi umani. Alcuni pellegrini decisamente strani, uno in particolare cammina con un lungo bastone che batte per terra come se fosse un martello pneumatico.
Da Navarrete a Azofra.
Il sesto giorno inizia prestissimo. Mi sveglio per primo e sgattaiolo fuori dall’albergo con una banana in mano e lo zaino da ricomporre. Come ogni mattina, i pellegrini riordinano gli indumenti e le altre poche cose che tengono nello zaino con cura da certosini, mettendo le cose più pesanti in fondo e le più leggere in alto con i rimasugli di cibo e l’acqua nelle tasche laterali. Anch’io non sfuggo a questa buona pratica di riordino.
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